Una chiamata contestata, un punteggio ricordato in modo diverso, una parola di troppo dopo un errore. In un circolo di tennis o padel, il fair play si riconosce soprattutto quando la partita diventa difficile. Per lavorarci serve dedicargli attenzione anche prima di entrare in campo.
Una notizia pubblicata da ASI Nazionale il 21 settembre 2026 offre uno spunto: a Giulianova, l’ASD Arbitri Sport Italiani, affiliata ASI, ha incontrato la sezione AIA di Rieti durante i rispettivi raduni precampionato. Una partita di calcio a otto ha accompagnato un’occasione di conoscenza tra le due realtà. Il resoconto ufficiale racconta un confronto tra persone abituate a occuparsi delle regole e della loro applicazione.
Da quell’esperienza proponiamo un lavoro pratico per i circoli degli sport di racchetta: inserire la gestione della competizione nella preparazione di ogni torneo sociale o attività didattica.
Spiegare prima come si affrontano i dubbi
Il regolamento della manifestazione deve essere disponibile e comprensibile. Prima dell’inizio, l’organizzazione può dedicare un breve incontro a formato delle partite, punteggio adottato, orari e persone a cui rivolgersi. È utile indicare anche come segnalare una difficoltà, seguendo le procedure previste per quella competizione.
Questa presentazione riguarda tutti: giocatori, istruttori e accompagnatori. Le modalità di gestione delle contestazioni devono restare quelle del regolamento applicabile; una consuetudine del circolo non va presentata come regola universale del tennis o del padel.
Allenare il linguaggio della partita
Nell’attività didattica si possono proporre brevi situazioni simulate. Due allievi ricordano un punteggio diverso: come descrivono il problema? Un giocatore è irritato: riesce a chiedere un chiarimento senza accusare l’altro? L’istruttore osserva le parole utilizzate e aiuta a formulare richieste precise.
L’esercizio non deve premiare chi impone la propria versione. L’obiettivo proposto è imparare a distinguere ciò che si è osservato, ciò di cui si è incerti e la procedura da seguire. Anche gli adulti possono partecipare: il comportamento di chi accompagna un giovane atleta merita la stessa attenzione di quello di chi gioca.
Dare un ruolo anche al dopo partita
Al termine di un incontro, bastano poche domande: quale situazione è stata difficile da gestire? Quale comportamento ha aiutato a riprendere il gioco? Che cosa cambieremmo la prossima volta?
Il confronto va condotto con rispetto, evitando processi pubblici al singolo allievo. Per l’organizzatore può diventare una verifica concreta: istruzioni sufficientemente chiare, referente riconoscibile, interventi coerenti tra un campo e l’altro.
Un punto di partenza sostenibile è scegliere una sola attività del circolo e preparare una breve presentazione comune per tutti i partecipanti. Alla fine, istruttori e organizzatori possono raccogliere ciò che ha funzionato e migliorare l’edizione successiva. Il fair play entra così nel lavoro quotidiano del club, attraverso comportamenti osservabili e responsabilità condivise.
