Un diritto finisce lungo. Il giocatore scuote la testa e dice: «Oggi non mi riesce niente». È una reazione comprensibile, ma lascia poche indicazioni per il colpo successivo. Da dove cominciare, allora? Da una descrizione più precisa di quello che è accaduto, senza trasformare una singola palla in un giudizio sull’intera giornata.
Nel tennis, l’allenamento può diventare uno spazio in cui imparare a osservare le proprie scelte. Il valore della relazione tra insegnante e allievo è richiamato anche nella filosofia formativa di ASI Tennis e Padel. Le domande proposte qui sotto sono un modo concreto per aprire questo confronto.
Descrivere la situazione
Il primo passo è distinguere ciò che abbiamo visto da ciò che stiamo pensando. «La palla è uscita oltre la linea di fondo» descrive un fatto. «Non sono capace» esprime una valutazione molto più ampia. Per ricostruire lo scambio possiamo chiederci: dove mi trovavo, quale palla ho ricevuto e quale soluzione volevo giocare?
Non serve trovare immediatamente una spiegazione definitiva. Anche ammettere «non ho capito bene cosa è successo» è un punto di partenza utile da portare all’istruttore. Una stessa palla fuori può nascere da situazioni differenti: assegnarle sempre la stessa causa rischia di portarci a lavorare sul problema sbagliato.
Scegliere una cosa da provare
Proviamo a costruire un esempio di lavoro insieme all’insegnante. Se durante uno scambio cerchiamo spesso una zona molto vicina alla riga, possiamo dedicare una sequenza di palleggio a un bersaglio più ampio. Prima di iniziare scegliamo che cosa osservare: quanti tentativi raggiungono la zona scelta, oppure in quali situazioni perdiamo il controllo della direzione.
Il compito deve essere comprensibile per chi lo esegue. L’istruttore può domandare all’allievo di spiegarlo con parole proprie e poi lasciargli alcuni tentativi prima di confrontarsi di nuovo. Se arrivano troppi suggerimenti insieme, conviene concordare quale affrontare per primo e rimandare gli altri a una fase successiva.
Portare la prova dentro il gioco
Dopo l’esercizio, possiamo inserire lo stesso obiettivo in una breve situazione a punti. Alla fine confrontiamo le due esperienze: che cosa siamo riusciti a ripetere? Che cosa è cambiato con il punteggio? Quale situazione merita un’altra prova nella prossima lezione?
Questa continuità tra osservazione della partita e lavoro successivo è descritta anche da Debbie Kirkwood in un’intervista pubblicata dall’ITF. Il confronto con il tecnico aiuta a dare un significato alle informazioni raccolte.
Per la prossima seduta basta arrivare con un episodio preciso e una domanda. Un errore diventa così un materiale su cui lavorare: da osservare con curiosità, discutere insieme e trasformare in un obiettivo concreto.
